Network Contacts: la realtà & la propaganda… 

ovvero “Le aziende migliori dove andare a lavorare”

 

 

Apprendiamo da un articolo pubblicato sulla stampa online di Molfetta che l’azienda Network Contacts si è piazzata al tredicesimo posto tra le aziende di servizi (risorse umane, immobiliari, call center) in merito a “i migliori posti in cui lavorare, secondo il mega sondaggio condotto tra i lavoratori dipendenti contattati attraverso un Online Access Panel e Corriere.it da Statista, una piattaforma digitale tedesca che raccoglie ed elabora dati, informazioni e ricerche in 170 ambiti economici. Oltre 650 mila le risposte ricevute da cui è uscita la graduatoria globale fatta da 400 posizioni”(fonte Corriere.it).

Bari -

Dallo stesso quotidiano nazionale, si apprende che Network Contacts si piazza al 391° posto di questa speciale classifica globale tra 400 partecipanti. Ci sembra quindi, che tale indagine non è stata svolta a tappeto su tutta la realtà produttiva italiana, si tratta solo di un campione “mirato” (da chi?).  Dalla stessa classifica pubblicata su tale quotidiano nazionale apprendiamo che i lavoratori dipendenti della Network sono in totale 2500 in tutto il territorio nazionale. Siamo perplessi, in quanto sapevamo che solo nelle sedi di Molfetta il totale era di 3500, a cui aggiunti quelli di altre sedi italiane si arriva a quasi 4000 dipendenti. Forse siamo noi a non essere aggiornati… soprattutto sui numeri dei dipendenti della società sorella Network Contacts Romania, che opera sempre nel settore dei call center!

A noi risulta un grado di soddisfazione diverso tra i lavoratori dipendenti. E vorremmo cogliere l’occasione per “celebrare”, si fa per dire, il primo anniversario dell’accordo capestro del 18 ottobre dello scorso anno. E in questo riconosciamo il ruolo di battistrada ad azienda e sindacati confederali, visto che molti punti di quell'accordo sono stati già copiati (e forse suggeriti da certi sindacati) da altra azienda di call center, nella stessa regione Puglia. Non vorremmo ripeterci sul furto di diritti e salario (taglio del 30% della tredicesima, taglio dei ROL, abolizione della maggiorazione festivi, festivi non lavorati scomputati dal monte ferie annuale dei lavoratori, e tanto altro) compiuto con la complicità di CGIL CISL e UIL, ma tant’è.  Solo per fare un esempio: come è possibile ritenere “un paradiso sulla terra” un posto di lavoro dove non viene corrisposto il buono pasto ai lavoratori mentre nel settore delle telecomunicazioni ci sono aziende, in Italia, che solo un mese fa hanno sottoscritto un accordo che prevede un aumento del buono pasto oltre i 9€? Come è possibile che in altre aziende già nel mese di settembre si è concordato di proseguire ben oltre il prossimo inverno con il lavoro da casa, “smart working”, mentre in Network Contacts nulla è concordato?

Come è possibile che venga venduto come straordinario successo di un’azienda attentissima al benessere dei propri lavoratori, ben oltre gli aspetti contrattuali, quello di pagare il lavoro supplementare e straordinario con un buono pasto da 2,5€ all’ora in deroga a qualsivoglia CCNL e logica economica, in virtù di quel sciagurato accordo dello scorso anno?

Come è possibile che non si dica che un nutrito numero di lavoratori in questo ultimo anno ha presentato dimissioni, prontamente sostituito da lavoratori assunti con contratti in somministrazione?

Come è possibile non dire che in estate, quando la morsa della pandemia ha mollato un po’, un nutrito numero di contratti di collaborazione, di apprendistato e a tempo determinato, non sono stati rinnovati, mentre fiorivano sui canali social gli annunci di ricerca di personale (sempre in somministrazione) a cui hanno fatto seguito nuovi ingressi?

Come è possibile non dire che all’annuncio del lockdown a metà marzo, l’azienda ha dovuto utilizzare le dotazioni personali di PC e connessione internet domestica di molti lavoratori dipendenti per poter poi annunciare di aver “remotizzato tutto”?

Ma, soprattutto, la domanda che vorremmo porre ora: un anno fa, avevate illuso i lavoratori presentandogli un fantomatico “premio di produttività” che avrebbe ristorato i lavoratori dei loro sacrifici. Visto che è di moda la parola “ristoro”, quando pensate di provvedere?

Ecco, questa è un piccolo pezzo della realtà. Altro è la propaganda e la promozione dell’immagine!

Bari, 28/10/2020                          

USB Lavoro Privato - PUGLIA

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