Vertenza Natuzzi: nessun accordo sulle delocalizzazioni!
Non è la USB ad aver fatto fallire il protocollo. È il MIMIT che ha scelto di non difendere il “Made in italy”.
Dopo quasi dodici ore di confronto presso il MIMIT, concluse all'una di notte del 25 giugno, il tavolo sulla vertenza Natuzzi si è chiuso senza alcuna sottoscrizione del Protocollo proposto dal Ministero.
Qualcuno, già nelle prime dichiarazioni alla stampa, prova a scaricare sulle Organizzazioni Sindacali la responsabilità del mancato accordo. La Sottosegretaria Fausta Bergamotto ha affermato che Natuzzi avrebbe accolto il 99,9% delle richieste sindacali e che, pertanto, la mancata firma sarebbe responsabilità delle Organizzazioni Sindacali.
Per la USB la realtà è completamente diversa.
QUELL'UNICO 0,1% ERA IL CUORE DELLA VERTENZA!
Per tutta la giornata abbiamo lavorato per eliminare dal Protocollo qualsiasi riferimento alla chiusura degli stabilimenti e alla delocalizzazione delle lavorazioni in Romania. Non stavamo discutendo di una virgola: Stavamo discutendo del futuro industriale di un territorio e del destino di migliaia di lavoratrici e lavoratori!
Natuzzi, invece, ha mantenuto una posizione rigida su due punti che per la USB rappresentano una linea invalicabile: la previsione di una cosiddetta "fase transitoria", durante la quale la produzione verrebbe concentrata in soli due stabilimenti ed il mantenimento nel Protocollo di un esplicito riferimento alla prosecuzione della dislocazione di produzioni nel plant rumeno.
PER LA USB QUESTO È INACCETTABILE!
Non firmeremo mai un Protocollo che, direttamente o indirettamente, legittimi la chiusura degli stabilimenti italiani o apra la strada alla delocalizzazione delle produzioni.
La vera domanda è un'altra: dov'era il MIMIT quando si doveva difendere il made in italy?
Se davvero il Ministero ritiene strategica Natuzzi, avrebbe dovuto pretendere dall'Azienda il mantenimento dell'intero perimetro industriale italiano e impedire qualsiasi previsione che autorizzasse, anche solo in via transitoria, la concentrazione delle produzioni su due stabilimenti o il trasferimento di lavorazioni all'estero.
È questo il ruolo che ci aspettiamo da un Ministero che porta nel proprio nome il Made in Italy.
Non limitarsi a mediare tra le parti, ma difendere concretamente il patrimonio industriale nazionale.
La USB non intende essere complice di questo percorso.
IL MADE IN ITALY NON PUÒ DIVENTARE MADE IN ROMANIA.
Le lavoratrici e i lavoratori di Puglia e Basilicata hanno costruito negli anni il valore del marchio Natuzzi con la loro professionalità, le loro competenze e i loro sacrifici. Il vero Made in Italy non è il logo impresso su un divano.
Non firmare un Protocollo che contempla chiusure di stabilimenti e delocalizzazioni non è un atto di irresponsabilità. Ma è un atto di responsabilità verso i lavoratori, verso i territori e verso il futuro dell'industria italiana!
La USB continuerà a sostenere ogni iniziativa utile al rilancio di Natuzzi.
SENZA STABILIMENTI, SENZA PRODUZIONE E SENZA LAVORO
NON ESISTE ALCUN MADE IN ITALY DA DIFENDERE!