USB PUGLIA SUL REDDITO DI DIGNITA' - audizione III e VI Commissione - 13.01.2016

Raccomandazione 92/441 CEE pubblicato sulla Gazzetta ufficiale

 

"Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell'impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.

Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale."

 

Vogliamo innanzitutto ringraziare le Commissioni consiliari che hanno ritenuto utile avviare, con queste audizioni, una forma di "ascolto" su una materia così importante dei soggetti sociali e associativo della Regione.

Auspichiamo che le forme partecipative, come questa, possano rappresentare uno strumento consolidato ed una prassi per tutta la politica regionale.

Preliminarmente, vogliamo chiarire che questo non è il provvedimento che auspicavamo.

Come USB, siamo da tempo impegnati per una reale politica del Reddito sul modello presente nella gran parte dei Paesi dell'UE. Una politica del reddito che non abbia limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell'intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili finché persistano le situazioni di disagio.

Siamo, altresì, consapevoli che utilizzando, come fonte di finanziamento, le risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) il Reddito di Dignità non potrà assumere la forma di un reddito di base incondizionato ed universale, strumento che riteniamo il più adatto ad assicurare le condizioni essenziali per una vita libera e dignitosa.

Riteniamo che le risorse del FSE possano essere utilizzate meglio anche solo come "misure attive di valorizzazione del capitale umano" uscendo da strategie, a nostro parere, fallimentari come i c.d. Cantieri di Cittadinanza con le loro inutili cabine di regia.

Non vogliamo esimerci comunque da formulare una serie di modifiche del DDL utili a rendere migliore il testo presentato dalla Giunta regionale.

1) Semplificare la farraginosa macchina di verifica e controllo (es. patto individuale di inclusione tra Comuni capofila dell'Ambito territoriale, soggetto richiedente, Centri per l'Impiego) che rischia di complicare e rendere poco efficace il provvedimento di sostegno al reddito;

2) Il calcolo della misura dovrebbe essere legato esclusivamente al reddito individuale e non alla composizione del nucleo familiare. La stabilità delle famiglie è un modello che appartiene al passato, oggi invece assistiamo ad una sua crescente fragilità̀ ed alla proliferazione di forme molto diversificate di organizzazione familiare. Legare l’erogazione del reddito di cittadinanza all’evoluzione della vita familiare non può̀ che produrre una grande quantità̀ di effetti distorsivi;

3) L'importo economico così come caratterizzato dagli indicatori individuati dal provvedimento (art. 6) rischia di determinare, a pari condizioni formative, una disparità di trattamento (es. massimo 600 euro erogabili per un nucleo familiare con 5 componenti), così come rischia di essere penalizzante la limitazione "della quota di risorse attribuite a ciascun Ambito territoriale" nell'individuazione dei soggetti beneficiari;

4) Bisognerebbe evitare che le risorse impegnate non vadano impegnate per le spese di funzionamento della macchina amministrativa e/o agli enti formativi con beneficio per pochi.

 

 

p. USB Confederazione Puglia

Pierpaolo Corallo

 

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