PUGLIA: Rilanciamo la Sanità pubblica, tagliamo i "San Raffaele e i Don Verzè"

 

Doveva scoppiare un caso “giudiziario” sul “San Raffaele” e sui suoi Dirigenti per far “aprire gli occhi” al Presidente Vendola in merito alla costruzione del nuovo ospedale a Taranto. Poi, forse, gli intoppi tecnici hanno fatto il resto dando una mano. Ma anche da questi fatti si può capire che la politica sanitaria adottata dalla Regione rischia di penalizzare eslusivamente i Cittadini-utenti, i Lavoratori, il servizio pubblico e di premiare gli appetiti e gli interessi dei “privati”.

Bisogna intervenire con adeguati, urgenti ed improcrastinabili aggiustamenti.

Ne citiamo qualcuno, che per la verità abbiamo già suggerito in altre occasioni, e che potrebbero di fatto dare un contributo notevole per migliorare lo stato della politica sanitaria nella nostra Regione.

Per fare questo siamo obbligati a partire dal Piano Sanitario Regionale di Rientro, dalla sostenibilità economica e dalla rimodulazione dei servizi sanitari nonché dalle chiusure degli Stabilimenti Ospedalieri in Puglia.

Operazione determinata soprattutto dalle risorse economiche sempre più scarse che il Governo nazionale mette a disposizione per la cura dei cittadini in Puglia e che, come USB, non abbiamo mai condiviso e verso cui continuiamo ad opporci nettamente, anche perchè la spesa sanitaria in Italia è tra le più basse in Europa se riferita alla percentuale di Prodotto Interno Lordo (il PIL, cioè la ricchezza complessiva del paese).

Di fatto siamo di fronte ad un Piano di Rientro che chiude gli Ospedali; molto lontani dall’offrire ai cittadini pugliesi prestazioni adeguate e di eccellenza ed ancora lontanissimi dalla realizzazione di quel percorso di presa in carico del paziente.

A tal fine abbiamo più volte ribadito e proposto alle istituzioni tutte che il livello territoriale doveva essere la risposta alla riorganizzazione del sistema sanitario pugliese con la nascita delle Case della Salute.  Ebbene, oggi a fronte di uno scenario di questo tipo questo progetto è ancora allo stato primordiale.

La politica delle chiusure di Ospedali pugliesi se non coincide con l’apertura delle Case della Salute, con la realizzazione dei “Day Service” ossia Centri Plurispecialistici che prendono in carico il paziente sin dal primo approccio con il medico specialista, è destinata al fallimento.

            Si incrementa cosi il mercato della libera professione, rendendo quasi obbligato il ricorso agli studi professionali da parte dei cittadini privandoli cosi di un il loro diritto, quello della gratuità della cura.

E’ nella Casa della Salute che bisogna sviluppare modelli di assistenza medica, con la presa in carico dei pazienti e soprattutto per i pazienti affetti da malattie croniche, sviluppare il modello CCM “Chronic Care Model”,  perché, come tutti sanno, il vero problema in sanità è la gestione di questa tipologia di pazienti, difficili da curare e soprattutto economicamente dispendioso.

Poi vi è la necessità di creare un Servizio Sanitario “virtuoso” e al tempo stesso economicamente sostenibile, che può avvenire se siamo in grado di creare risparmi.

Lo si può fare ad esempio intervenendo sul sistema di acquisto dei dispositivi medici e delle apparecchiature elettromedicali o sugli appalti che riguardano le opere di manutenzione e di edilizia ospedaliera.

            La mancanza nelle Azienda Sanitaria Locali di un sistema centralizzato per l’acquisto e la distribuzione ai Presidi Ospedalieri dei farmaci e dei dispositivi è uno dei problemi da risolvere, se pensiamo che attualmente e troppo spesso, si ricorre agli acquisti in economia, fatti ospedale per ospedale con costi che variano da presidio a presidio.

Bisogna applicare un codice etico di comportamento sia per il personale sanitario che per l'informazione scientifica, per evitare che i rappresentanti e gli informatori vadano in giro per i reparti dei nostri ospedali, come dei commessi viaggiatori, a proporre le loro mercanzie ai nostri operatori.

            I risparmi cosi generati potrebbero essere reinvestiti nel Servizio Sanitario per acquistare nuove tecnologie, per aumentare il numero degli operatori sanitari e per incentivare economicamente il personale del Comparto e della Dirigenza utilizzato negli ambulatori plurispecialistici.

            Una strada da percorrere questa, in considerazione del fatto che il personale del Servizio Sanitario non riceve incrementi economici da molto tempo per effetto del blocco dei contratti collettivi voluto dal ministro Brunetta.

            Questo ed altro serve al servizio sanitario, la cosa di cui sicuramente non abbiamo bisogno è lo smantellamento di un servizio pubblico che se ben gestito è in grado di garantire un’assistenza sanitaria sostenibile sul piano clinico, etico e sociale.

 

           

                                     ESECUTIVO REGIONALE USB PUGLIA

 

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