Proroga contratto Acciaierie D'Italia, USB: “Altri due anni di accanimento terapeutico”

Taranto -

Lo slittamento di due anni dell'ingresso dello Stato come socio maggioritario al 60 % nella gestione dello stabilimento siderurgico ex Ilva è del tutto inutile. Si naviga a vista, senza prospettive future e si conferma l'atteggiamento del Governo per nulla trasparente.

Noi sindacati infatti, ignoriamo ancora i contenuti degli accordi (precedente e attuale). Chiaro che questa proroga comporta che venga rimandata tutta una serie di questioni piuttosto urgenti. Non è possibile attendere due anni nelle condizioni in cui sono gli impianti, per nulla interessati da interventi manutentivi ordinari e straordinari. Mancanza di sicurezza e questioni ataviche che vanno affrontate una volta per tutte.

Quindi incertezza su incertezza per i dipendenti diretti che, quando sono in azienda, sono costretti a lavorare sperando che non ci siano incidenti, quindi infortuni più o meno gravi; quando invece vengono messi in cassa integrazione, devono fare i conti con una flessione importante della retribuzione mensile.

Così come si protrae il limbo in cui si trovano gli ex Ilva in As che, secondo quando dichiarato in passato, erano destinati ad essere reinseriti nel circuito produttivo della fabbrica.

Altro capitolo spinoso, e ormai arcinoto, quello dell'appalto con il tessuto imprenditoriale, soprattutto quello monocommittente, ormai sfibrato dai pesantissimi ritardi nei pagamenti da parte di Acciaierie d’Italia, e quindi incapace di conseguenza, di rispettare le scadenze con i propri dipendenti.

Questo è l’ennesimo schiaffo ai lavoratori e alla comunità tarantina. L'unica cosa seria che il Governo può fare, è aprire un tavolo di trattativa per mettere in sicurezza tutti i lavoratori (diretti, ex Ilva in As e appalto), evitando di continuare a sperperare risorse pubbliche.
 

Oggi più che mai, il sindacato ha l'obbligo di mobilitarsi.

Franco Rizzo

Coordinatore provinciale USB Taranto

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