PALAZZO DI GIUSTIZIA DI BARI, La USB SCRIVE AL MINISTRO

Bari -

 

Bari - venerdì, 20 luglio 2018

Caro Ministro,

 

La USB P.I. coglie l’occasione per esprimerle il disagio di una situazione che a Bari è giunta ormai al capolinea. Una situazione al limite, appunto, e che di certo le cronache politiche della scorsa settimana, sul caso di Via Nazariant, non contribuiscono a rendere meno gravi.

 

Abbiamo visto il dibattito alla Camera, e certe scene di euforica baldanza, da parte di chi fino a qualche mese fa aveva la responsabilità del Governo del Paese, non rendono giustizia alle sorti del personale amministrativo barese che si ritrova con il morale a terra. Ci siamo indignati, è vero, davanti la dimostrazione di uno sciacallaggio che spesso la “politica” fa dei suoi stessi cittadini, trattati più da sudditi che da liberi elettori, come il gatto fa con il topo quando tenta di mangiarselo.

 

Indignati, sì, soprattutto quando il dibattito su un provvedimento di sospensione, sacrosanto peraltro, diviene l’occasione per mestare e adombrare accuse di comportamenti che sfiorano addirittura l’illecito, perpetrati da chissà quale soggetto e ai danni di chi (il riferimento ovviamente è allo stabile affittato da quest’ Amministrazione che risulterebbe di proprietà di un uomo d’affari molto vicino a un boss).

 

Ecco, non accettiamo che questo accada, non accettiamo che si giochi sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori di quest’ Amministrazione, mentre c’è chi in Parlamento si diverte a spararle grosse, il più delle volte, o a farneticare senza senso.

 

Siamo onesti e abituati alle lotte, caro ministro. Siamo abituati e pronti a combattere contro tutti: contro chi non ha alcun ritegno e approfitta del caos per escluderci dai tavoli della contrattazione. Qui però non si sta a un tavolo e non si sta scambiando nulla, caro Ministro, perché non si contratta il destino di centinaia di lavoratori degli uffici giudiziari di Bari che ogni giorno sono chiamati al proprio dovere d’ufficio.

 

Siamo stanchi? Forse. Offesi più che altro, da un’azione di Governo che in questi anni non ha fatto altro che puntare a indebolire la categoria che rappresentiamo, con gli altri sindacati che rimanevano a guardare alla finestra.

 

Siamo liberi: legittimati comunque a manifestare il nostro pensiero su uno dei diritti fondamentali del lavoratore, più volte sottovalutato, bistrattato, massacrato, inseguito dalle cronache quotidiane delle morti bianche, un principio inalienabile che si accompagna a quello della salute e, appunto, alla sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

La sicurezza sui luoghi di lavoro il cui apice, oggi, è rappresentato dalla drammaticità della situazione di Bari ma che interessa numerosissimi Uffici giudiziari del paese e che potrebbero implodere da un momento all’altro.

 

Un tema importante, di dibattito attuale, che deve porre al centro della sua agenda politica, ora più che mai, magari potenziando la direzione generale risorse e Tecnologie del DOG con a capo un tecnico che abbia le competenze necessarie a sovraintendere alla sicurezza di tutte le strutture giudiziarie del Paese, appunto, che coordini i datori di lavoro e i responsabili del servizio prevenzione e protezione designati in ogni ufficio, e disponga dei dovuti interventi per adeguare gli edifici alle nuove norme.

 

La USB ha incontrato lei caro ministro tempo fa, proprio quando è venuto in Puglia a sincerarsi della situazione e ha visto con i suoi occhi, e come allora, oggi più che mai, vogliamo riaffermare con forza la nostra posizione su tutto quanto è accaduto e sta accadendo.

 

Come allora, e ancora oggi, ci facciamo portatori delle speranze di quei lavoratori affinché tutto il personale delle cancellerie venga evacuato il più presto possibile e non destinato a sedi lontane.

 

Quel giorno le sollecitammo un intervento immediato, drammatico oseremo dire; un intervento che portasse verso una soluzione definitiva, affinché tutto il personale – tutto, e non solo gli avvocati, i magistrati, le forze dell’ordine, i tirocinanti - fosse messo nelle condizioni minime di sicurezza.

 

Come allora, ancora oggi, non le imputiamo alcuna responsabilità per uno stato di disagio che perdura da anni, e che le parti contraenti (Regione, Comune, Tribunale, Amministrazione Centrale) si rimpallano continuamente.

 

Quel giorno la nostra posizione fu chiara; e lei la comprese, facendosi carico personalmente e fin dall’inizio della responsabilità di una sua decisione.

 

Vede, caro ministro, diciamo questo nell’intendimento che la sua azione possa essere sempre così, orientata verso tutti, senza distinzione di livello, di responsabilità, di mansione e di funzione, per il bene di quelli che sono impegnati nell’attività della Giustizia.

 

Per questi motivi abbiamo fiducia che gli approfondimenti che lei ha disposto su tutta la vicenda, possano riguardare le procedure di assegnazione, come la composizione del bando di locazione, o le azioni svolte dal responsabile del procedimento compresa l’opportunità di una scelta diretta a una struttura che secondo noi non è adeguata, visto il numero limitato di metri quadrati richiesti rispetto quello dei dipendenti che quella struttura è destinata ad accogliere.

 

L’auspicio più importante è che si trovi una nuova sede capace di contenere tutti gli uffici e con essi tutti i lavoratori coinvolti da questo tsunami. In questo modo renderemmo un servizio ai cittadini che si rivolgono alla giurisdizione nonché a tutte le lavoratrici e i lavoratori impegnati in questi anni, con il loro sacrificio personale, ad evitare che la barca affondasse.

 

Alle lavoratrici ed ai lavoratori impegnati quotidianamente sui posti di lavoro ad arginare le gravi carenze strutturali ed organizzative causate da un legislatore poco attento, a voler essere buonisti, poco importano i numeri e le statistiche. Ad essi interessa rendere un servizio giustizia al cittadino degno di tale nome.

Purtroppo da troppi anni si porta avanti una politica volta a depotenziare il personale amministrativo ma, quel che è peggio, a svilire e svendere la professionalità acquisita attraverso una miriade di provvedimenti tampone che hanno permesso a persone, le più svariate, di orbitare negli uffici giudiziari incrementando e legittimando quel lavoro nero che nelle nostre aule, quegli stessi magistrati giudicano inaccettabile nel privato.

 

Come allora, e ancora più oggi, confidiamo nelle sue capacità perché è a lei, solo a lei, che la legge demanda la responsabilità di gestire il personale e di governare la macchina amministrativa.

 

Caro ministro siamo disponibili ad un incontro con lei per meglio esporre le nostre ragioni, anzi chiediamo formalmente un incontro e che allo stesso sia presente una delegazione di lavoratori degli uffici giudiziari di Bari. Questa convocazione formale farà emergere in maniera chiara e forte che la componente amministrativa è parte integrante del sistema giustizia piuttosto che parte invisibile delle interlocuzioni in atto.

In attesa di un sollecito riscontro la salutiamo cordialmente.

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