NATUZZI CONFERMA TUTTO: CHIUSURE E DELOCALIZZAZIONI!
USB: ”Oggi i fatti smentiscono anche chi quel protocollo lo ha difeso”
L'informativa inviata oggi da Natuzzi alle Organizzazioni Sindacali certifica nero su bianco ciò che la USB denuncia da settimane: la chiusura definitiva dello stabilimento di Santeramo Iesce 2, la sospensione delle attività produttive dello stabilimento di Altamura Graviscella, con il conseguente trasferimento di centinaia di Lavoratrici e Lavoratori verso altri siti produttivi, una nuova organizzazione degli orari di lavoro, la prosecuzione della Cassa Integrazione Straordinaria e il mantenimento del piano di incentivi all'esodo.
Il leitmotiv è sempre lo stesso: la crisi di mercato, il percorso di Composizione Negoziata della Crisi e lo spostamento di parte delle produzioni in Romania.
Mai un'autocritica. Mai una riflessione sulle scelte manageriali che hanno condotto l'azienda in questa situazione. Mai una parola sulle responsabilità di chi, negli anni, ha gestito strategie industriali, investimenti e organizzazione produttiva senza riuscire a garantire un futuro stabile agli stabilimenti italiani.
PER LA USB TUTTO QUESTO È INACCETTABILE!
Ed è proprio per questo che riteniamo ancora più grave quanto sostenuto nei giorni scorsi da alcune Organizzazioni Sindacali, in particolare dalla CISL, che ha dichiarato alla stampa come il MIMIT avesse profuso ogni sforzo possibile per raggiungere un accordo e come la mancata sottoscrizione del Protocollo fosse da attribuire esclusivamente alla responsabilità delle Organizzazioni Sindacali. Ma i fatti dimostrano esattamente il contrario!
Durante le oltre undici ore di confronto del 24 giugno scorso, la USB ha chiesto con forza di eliminare dal Protocollo due elementi che ritenevamo inaccettabili: la chiusura degli stabilimenti durante una "fase transitoria" e la delocalizzazione delle lavorazioni nel plant rumeno. Ma le nostre richieste non sono state accolte, proprio alla presenza del MIMIT!
LA RESPONSABILITÀ POLITICA È DEL MIMIT
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy avrebbe dovuto pretendere che da quel Protocollo venissero eliminate tutte le previsioni relative alla chiusura degli stabilimenti italiani e alla delocalizzazione delle produzioni. Avrebbe dovuto impedire che il Made in Italy diventasse progressivamente Made in Romania.
Ed oggi i fatti dimostrano che la scelta della USB di non sottoscrivere quel Protocollo era l'unica coerente con la difesa dell'occupazione e dell'industria italiana!
Adesso il Governo, e in particolare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, deve smettere di scaricare responsabilità sulle Organizzazioni Sindacali e sui lavoratori.
Occorre intervenire immediatamente!
Bisogna convocare con urgenza Natuzzi, le Organizzazioni Sindacali, le Regioni e l'Esperto nominato nell'ambito della Composizione Negoziata della Crisi, bloccare il piano di ridimensionamento industriale e pretendere il progressivo rientro in Italia delle produzioni delocalizzate.
È incomprensibile che un Governo che rivendica quotidianamente la difesa del Made in Italy continui a finanziare, con le risorse dei contribuenti, la Cassa Integrazione Straordinaria di un'azienda che, contemporaneamente, sposta parte delle produzioni all'estero.
La USB continuerà a difendere il lavoro, l'occupazione e il patrimonio industriale di Puglia e Basilicata.
Perché senza produzione in Italia non esiste alcun Made in Italy da difendere.