Meloni a Bari, USB in piazza: contro il governo del carovita e dei salari da fame.
USB è parte attiva nella costruzione del corteo del 4 settembre a Bari
Il 4 settembre Giorgia Meloni sarà a Bari per raccontare la sua versione dell'Italia: quella del governo «solido», della crescita, dell'occupazione e della stabilità.
Noi saremo in piazza per raccontare un'altra Italia.
Quella che non entra nei comunicati di Palazzo Chigi, ma che ogni giorno vive sulla propria pelle il costo delle scelte di questo Governo: lavoratrici e lavoratori con salari che non tengono il passo del costo della vita, famiglie schiacciate dal caro affitti, pensionati impoveriti, servizi pubblici sempre più difficili da garantire, giovani costretti alla precarietà e milioni di persone che rinunciano persino a curarsi.
USB ha partecipato all'assemblea pubblica che ha avviato il percorso di costruzione della mobilitazione e sarà parte attiva nell'organizzazione e nel corteo del 4 settembre a Bari.
Per noi il punto è chiaro: il Governo Meloni non è la soluzione alla crisi sociale italiana. È parte del problema.
Mentre il Governo continua a raccontare la favola della crescita, la realtà è che il potere d'acquisto dei salari è stato pesantemente eroso. USB ha denunciato come il recupero salariale sbandierato dal Governo sia ben lontano dal compensare il crollo subito negli ultimi anni: il problema dei salari italiani rimane strutturale e colpisce milioni di lavoratrici e lavoratori.
E mentre i salari restano al palo, il carovita continua a mordere: fare la spesa, pagare l'affitto, accendere la luce, spostarsi per andare al lavoro, fare il pieno di carburante è diventato sempre più costoso. Il Governo parla di interventi contro il caro carburanti, ma USB ha denunciato proprio nel 2026 come il caro benzina continui a pesare pesantemente sulle lavoratrici e sui lavoratori.
Ma i soldi, a quanto pare, si trovano quando si tratta di guerra.
È questa la vera priorità del Governo. Mentre mancano risorse per sanità, scuola, trasporti pubblici, casa, welfare e salari, aumentano gli stanziamenti destinati al riarmo e alla macchina militare.
USB lo ha denunciato con chiarezza: il Governo sta spostando risorse pubbliche verso una vera e propria economia di guerra, mentre i lavoratori continuano a pagare il prezzo della crisi. Le scelte sul riarmo sono destinate ad assorbire risorse che potrebbero essere utilizzate per affrontare l'emergenza salariale e rafforzare i servizi pubblici.
È una scelta politica, non una fatalità.
E noi scegliamo di stare dalla parte opposta.
Più salario, meno armi.
Più sanità, meno riarmo.
Più casa, meno profitti.
Più servizi pubblici, meno privatizzazioni.
Più diritti, meno repressione.
Il Governo Meloni ha scelto di mettere il Paese dentro una spirale di guerra e riarmo, aderendo alla logica del 5% del PIL destinato alla spesa militare, mentre le condizioni materiali di milioni di persone peggiorano. E questa scelta ha conseguenze concrete anche sulla nostra vita quotidiana.
L'economia di guerra è l'altra faccia dei salari bassi.
È la stessa politica che pretende di farci lavorare di più e guadagnare meno, che accetta contratti incapaci di recuperare l'inflazione, che tollera precarietà e sfruttamento, che lascia morire di lavoro e poi si guarda bene dall'affrontare realmente le responsabilità delle imprese.
È la stessa politica che taglia il welfare e contemporaneamente trova miliardi per gli armamenti.
È la stessa politica che davanti al dissenso risponde con repressione e criminalizzazione del conflitto sociale, mentre le condizioni di vita e di lavoro continuano a peggiorare. USB ha più volte denunciato il tentativo di restringere gli spazi democratici e di colpire il diritto alla protesta.
E c'è un'altra questione che non possiamo ignorare: la Palestina.
Il Governo italiano continua a mantenere rapporti politici, economici e militari con Israele mentre a Gaza si consuma una tragedia che non può essere derubricata a semplice questione diplomatica.
Per USB non può esistere un'opposizione alla guerra che non metta in discussione anche le responsabilità del nostro Paese.
Fermare il riarmo, interrompere le forniture militari e rompere le complicità con chi alimenta la guerra significa anche difendere concretamente le condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.
Per questo il 4 settembre non saremo a Bari per contestare semplicemente una persona o una passerella istituzionale.
Saremo in piazza contro un modello politico ed economico.
Un modello nel quale chi lavora paga e chi possiede accumula.
Un modello nel quale si finanziano le armi mentre la sanità cade a pezzi.
Un modello nel quale gli affitti aumentano mentre il diritto alla casa diventa un privilegio.
Un modello nel quale i salari perdono potere d'acquisto mentre aumentano profitti e rendite.
Un modello nel quale si chiede ai lavoratori di accettare sacrifici e contemporaneamente si preparano nuove risorse per la guerra.
A questa Italia noi diciamo no.
USB sarà quindi in prima fila nella costruzione del corteo del 4 settembre a Bari, insieme alle realtà sociali, politiche, studentesche e sindacali che hanno scelto di non rassegnarsi.
Non abbiamo bisogno delle favole del Governo. Abbiamo bisogno di salari dignitosi, pensioni dignitose, lavoro sicuro e stabile, casa, sanità e scuola pubblica, trasporti pubblici, diritti e pace.
E sappiamo che nessuno ce li regalerà.
Ce li dobbiamo riprendere con la mobilitazione, con il conflitto e con la forza delle piazze.
Il 4 settembre Bari risponda alla passerella di Meloni.
GIÙ LE ARMI, SU I SALARI.
CONTRO IL GOVERNO MELONI, CONTRO L'ECONOMIA DI GUERRA.
PER IL LAVORO, PER I DIRITTI, PER LA PACE.
MELONI, VATTINN.