La Corte europea dei diritti dell'Uomo mette alla sbarra lo Stato italiano

 

Nella stessa giornata in cui si apre il Processo “Ambiente svenduto”, contro i Dirigenti dell’ILVA e della politica regionale, tra i quali c’è l’ex presidente Vendola, da Strasburgo arriva un’ulteriore stangata allo Stato Italiano reo di aver fatto poco o niente sul versante ambientale.

Dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ieri hanno annunciato di aver aperto un procedimento, su richiesta di 182 cittadini tarantini, contro l’Italia per non aver “protetto” la Salute dagli effetti delle emissioni causate dall’ILVA.

La Corte accogliendo il ricorso, nei fatti, ha ritenuto importanti le prove contro l’operato dello Stato su Taranto. Nel ricorso si sottolinea che “lo Stato ha violato il loro diritto alla vita, all’integrità psico-fisica e al rispetto della vita privata e familiare e che in Italia non possono beneficiare di alcun rimedio effettivo per vedersi riconoscere queste violazioni” oltre che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute”.

Sotto accusa anche i decreti Salva ILVA con cui il governo ha permesso la continuazione delle attività produttive. Già questo da solo basterebbe per capire il contesto di un territorio martoriato da politiche miopi e assassine e a cui né le istituzioni statali né il Governo hanno voluto mai prestare attenzione... tutto rivolto a salvaguardare gli interessi dei soliti noti, ma c’è di più: il governo italiano è anche oggetto di un nuova procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea ancora una volta per questioni molto gravi di inquinamento nonchè per la mancata salvaguardia della salute dei cittadini, procedura che in breve tempo sarà sottoposta alla Corte di Giustizia Europea che ha sede in Lussemburgo.

Per noi dell’USB questa notizia dimostra, in maniera chiara ed inequivocabile, che le gestioni Commissariali, tutte, hanno lavorato solo ed esclusivamente negli interessi del mercato con il favore e la compiacenza di Cgil-Cisl-Uil.

Da tempo denunciamo la necessità di mettere in sicurezza, veramente, gli impianti sia per l’ambiente che per la sicurezza dei 11.800 Lavoratori tarantini.

Sono anni che diciamo, spesso in solitudine, che i vari decreti e decretini che “regalano” impunità a chi inquina Taranto hanno creato un mostro arrogante e spregiudicato molto simile ai fiduciari dei Riva.

Ancor più, dopo le notizie da Strasburgo, è evidente che all’ILVA serva un impegno forte e vero da parte dello Stato. Un impegno che solo il Pubblico può mantenere e che i capitani coraggiosi (come quelli già conosciuti in Alitalia) non faranno.

Intanto, in contemporanea, ieri al Palazzo di Giustizia di Taranto, ha preso il via il processo contro l’ILVA, oltre 40 imputati e società del vecchio gruppo Riva, tra i quali Fabio e Nicola Riva, l’ex presidente Vendola, il sindaco di Taranto, l’ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, quello reso famoso dalla telefonata in cui rideva con Vendola dopo aver , in malo modo, tolto il microfono a chi faceva domande sui tumori al patron Riva.

L’USB, nel processo “Ambiente Svenduto”, si è costituita parte civile!

 

USB – Lavoro Privato

 

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